Il 17 febbraio 1994 portai la mia testimonianza alla RAI su Belpasso in una intervista condotta allora dal sig. Vigorelli. Fu in questa occasione che mi videro pure a Manduria degli amici di Debora. Così la sera del 20 febbraio 1994, domenica, mi venne a trovare Debora, che aveva sulla fronte una cicatrice a forma di croce con sangue raggrumato come crosta. La ricevetti, assieme ai suoi amici, nella Cappella del Rosario del Santuario ed ebbi una lunga conversazione sugli avvenimenti e sulle lacrime di sangue di una statua della Madonna di sua proprietà.

Il 23 febbraio con la telecamera andai ad Erchie (TA), dove Debora era ospitata. Con il mio Superiore P. Piesto Vincenzo ho ripreso una “flagellazione”, in cui si sentivano i sibili dei flagelli e si notava il formarsi di righe rossastre sulla schiena di Debora. Come me anche altri padri, come p. Italo Rocchi, p. Bosio Mario hanno ripreso questi eventi. Le mie riprese sono state consegnate dal sottoscritto il 28 giugno del 1994 al Vescovo di
Oria.

Ho seguito Debora anche negli incontri, che ebbe con mons. Milingo (allora cattolico apostolico romano) e col dott. De Blasi di Tivoli, medico, che fu testimone di una “copiosa colata di olio” da una statua che lui aveva in
casa, nel suo studio di Tivoli. Questo prodigio si è verificato nel febbraio del 1995 più e più volte nella casa di Via dei Mille a Manduria dalla statua della Madonna di Debora, chiusa in un armadio a vetri, sigillato dallo stesso suo
parroco, e seguite da diverse persone.
Intorno a Pasqua del 1995 Debora fu ospite mia al Santuario del SS. Salvatore. Quante presenze di olio davanti ai miei occhi in vasetti di vetro con una fogliolina o rametto d’ulivo! Vasi sigillati! Quanti fatti straordinari di olio nella casa del sig. Zingaro Donato e Memeo Donata, sua consorte, nel mese di luglio 1995 da una loro statua della Madonna e da un Crocifisso di circa 15 cm su piedistallo di legno.

Fatti davvero straordinari sono avvenuti nella chiesa del Santuario di Andria: la sera del 15 agosto 1995 ha lacrimato olio una grande statua della Madonna; il 17 sangue e abbondantemente il 21 nella Cappellina della Madonna del Rosario. Quest’ultimo avvenimento è tra i più vistosi che si sono verificati. Chiamai il vicario del Vescovo, mons. Antonio Tucci, e altre persone. Portai la statua nella Curia vescovile di Andria e qui il mio vicario mi invitò a non interessarmi più di Debora.

Ho ubbidito, però nessuno può contestare il fatto reale, realissimo delle lacrimazioni di olio e di sangue, e su questo metto tutta la mia sincerità e onestà. Il fatto è avvenuto davanti ai miei occhi, l’ho fotografato e ho raccolto la testimonianza di alcune persone presenti. Mi è difficile credere che il diavolo possa toccare le immagini della Madonna e del Crocifisso. Umilmente in quel tempo io ero esorcista e ho assistito con le preghiere del rituale a questi fenomeni, prodigi, miracoli, chiamiamoli come volete!

La “prova” del CICAP
Nel frattempo avevo sentito parlare in televisione del CICAP di Pavia, del dottor Garlaschelli, a proposito del fatto prodigioso del sangue di S. Gennaro, che si conserva nella cattedrale di Napoli. Questo uomo di scienza non credeva al “miracolo”, perché aveva scoperto “una miscela” che si raggrumava e si scioglieva e quindi il miracolo di S. Gennaro si poteva spiegare…secondo lui!? Non mancò la risposta di medici e scienziati, che dissero “come un tale miracolo, che avveniva da secoli e che oltretutto alcune volte “non si era verificato”, poteva essere screditato dal CICAP!”
Fui tentato di mettere alla prova la loro scienza sottoponendo loro i fatti miracolosi di Manduria, precisamente la trasudazione di olio da semplici rametti d’ulivo. Mi misi in contatto con il dott. Giorgio Gagliardi il quale approntò una bottiglietta con foglie d’olivo sigillata con ceralacca, e chiusa in un secondo barattolo di vetro con tappo di metallo, anch’esso sigillato.

Un simile insieme è stato mandato in Puglia, un altro identico trattenuto presso la sua abitazione. A Manduria nella bottiglietta posta vicino alla Madonna è comparso dell’olio, in quella tenuta nel suo studio non è avvenuto nulla. A questo punto Gagliardi ha chiesto al CICAP un aiuto per approntare dei contenitori, la cui manomissione potesse essere accertata con sicurezza. Il CICAP ha quindi preparato otto fiale di vetro, di
circa 2 cm di diametro e dieci di lunghezza, ognuna contenente una fogliolina di olivo ben sigillate.

Quando le ho ricevute, consapevole della loro incredulità le ho chiuse in una plastica trasparente, facendone un fascio e con due alette sotto e sopra le misi in un contenitore di vetro. Quattordici persone hanno firmato questa mia operazione e tale dichiarazione è stata messa dentro il barattolo di vetro. Fatto questo ho chiuso il barattolo, girandovi attorno al coperchio tre o quattro volte un nastro di scotch trasparente. Quindi ho girato in senso
longitudinale un nastro con nodi e ceralacca. Inoltre per maggior sicurezza, in vista dei viaggi che doveva fare questo contenitore, lo posi in un sacchetto trasparente chiuso al collo con spago e ceralacca.
Eccoci al fatto! Dunque il vasetto di vetro con le 8 fiale dentro, è “dentro” l’armadietto della Madonna nella casa della mamma di Debora.

La mamma e il figliolo la osservano tutti i giorni assieme ad altre persone, che frequentano la casa per tutte le vere lacrimazioni di olio avvenute e documentate, filmate, fotografate e asportate!
L’8 dicembre 1995, festa dell’Immacolata, molte persone sono in casa di Via dei Mille, per salutare Debora, che parte per l’America. Tutti vedono il contenitore: non è accaduto nulla. Debora parte con don Minichiello di Sturno per l’America. Debora non c’è e non ha visto la mia preparazione di Andria, né ha conosciuto i testimoni, ai quali feci vedere e osservare attentamente tutto l’involucro, tra essi anche il mio Superiore, P. Carapellese Antonio.

L’evento, il miracolo, il prodigio, il fatto, chiamatelo come volete, avvenne tra la notte dell’8-9 dicembre 1995.

Gli eventi in dettaglio
Ecco un’altra coincidenza provvidenziale: tutti gli anni della mia permanenza ad Andria (1975-1999) facevo coi devoti un pellegrinaggio a S. Nicola di Bari (6 Dicembre) o qualche giorno prima o qualche giorno dopo.
Quell’anno (1995) siamo partiti col pullman il 9 dicembre. Ci siamo recati di prima mattina nella Basilica del Santo a Bari, poi abbiamo proseguito per Pulsano (TA), dove c’è una bellissima riproduzione della Madonna di
Lourdes in una grotta costruita in una chiesa. Dopo tutte le devozioni e preghiere ci siamo recati in un ristorante per il pranzo. A questo punto mi hanno raggiunto due amici di Debora, che, saputo che ero lì a pochi chilometri da Manduria, mi hanno comunicato in segreto che le fiale si erano riempite di olio. Ho preso una scusa e con questi amici in macchina ho raggiunto la casa di Via dei Mille, dove trovai la mamma di Debora tutta commossa per quello che era accaduto nell’involucro delle fiale: in una o due ben visibile l’olio. Guardando da sotto si contavano 7 fiale, mancava l’8° nel centro. Presi in mano l’involucro: tutti i sigilli erano intatti. Come può dirmi il prof. Garlaschelli che è stato aperto, richiuso e sigillato? Manomesso? Ritornai subito al gruppo di Pulsano e così ad Andria.

L’11 dicembre 1995 ritornai a Manduria a ritirare l’involucro, lo portai ad Andria, lo feci rivedere a coloro che avevano firmato tutta la mia preparazione. Telefonai dell’evento al dott. Giorgio Gagliardi, il quale mi disse di aspettare la chiamata del CICAP di Pavia. Era inverno. Ero contento e tranquillo. Misi l’involucro in un contenitore in attesa della chiamata. L’appuntamento era per il 13 febbraio 1996. Partii due giorni prima. Fui
ospite del dott. Gagliardi, anche lui tutto contento del doppio evento.

Mi spiego: il 20 settembre 1995 io ero ospite ad Asso (Como) del dott. Gagliardi al quale feci vedere e ne parlai a lungo di altri vasetti sigillati da me ad Andria con una fogliolina di ulivo che si riempivano davanti ai miei occhi nella stanza degli ospiti del Santuario, dove venne alcuni giorni la signorina Debora. Fu proprio il 20 settembre 1995 che il dott. Gagliardi ed io preparammo due vasetti di vetro uno dentro l’altro (quello dentro con la fogliolina d’ulivo). Non avevamo altro che spago e nastro trasparente di scotch, con cui sigillammo il vasetto esterno e sulla carta bianca messa sul coperchio mettemmo le nostre firme e la data. Allora ecco perché ho detto “del doppio evento”, perché fu proprio questo primo esperimento del dott. Gagliardi a chiedere l’intervento del CICAP.

Quando telefonai al dott. Gagliardi che il vasetto piccolo interno era pieno d’olio dopo averlo messo a Manduria vicino alla statua della Madonna di Debora, allora si rivolse al CICAP. Questo vasetto non fu preso in considerazione dal dott. Garlaschelli, come è detto nella relazione. Ma io sfiderei chiunque a fare esaminare la firma del dott. Giorgio e la mia se da quel 20 settembre 1995 l’involucro sia stato manomesso per mettere l’olio in quello più piccolo messo apposta alla rovescia. Questo vasetto di vetro io l’ho dato nel dicembre del 2007 al sig. Capuzzimato Leonardo, marito della sig.ra Debora e di tenerlo come sfida contro il CICAP, se mai un giorno un comitato indipendente volesse dare un responso e dire se quei semplici sigilli furono manomessi!

Il CICAP non approfondisce…
Sicché eccoci nell’Università di Pavia il 13 febbraio 1996. Il seguito è nella relazione del dottor Garlaschelli. A lui non interessava la testimonianza che “l’evento”, il “fatto” era avvenuto dentro il contenitore di vetro da me
preparato.
Ecco quanto è scritto nella relazione:

“Delle otto fiale consegnate una (la n. 3) manca. Quattro fiale (n. 4, 1, 2 e 7) non contengono olio. La n. 4 ha la
punta spezzata con formazione di una apertura; le altre tre sono integre. Tre fiale (n. 6, 8, 10) contengono olio ma
il confronto con le loro fotografi e precedenti mostra vistose deformazioni del vetro, che è stato fuso e risigillato.”

P. Civerra: “Alle parole del prof. Garlaschelli che le fiale erano state fuse e risigillate io esultai. Come mai non c’è nessuna bruciatura della plastica trasparente che teneva unite le fiale?”

“In una di queste fiale la foglia è del tutto carbonizzata, e tutte recano tracce di sostanza carboniosa all’interno. La n. 4 presenta una crepa alla punta . Il CICAP ha ritenuto evidente che i sigilli delle fiale sono stati manomessi e
che non si può quindi ipotizzare alcuna comparsa miracolosa di liquido all’interno delle stesse. Vi è stato al contrario un evidente e maldestro tentativo di inganno, che dovrebbe gettare una luce di sospetto su tutto il
complesso di fenomeni più o meno soprannaturali che avverrebbero a Manduria.”
P. Civerra: “L’accusa di tentativo di inganno è grave. E tutta la conclusione di campagna contro Debora non è degna di un comitato, perché Debora in questo caso non c’entrava. Il fatto delle lacrimazioni sono state viste, controllate, toccate, filmate, fotografate. Non siamo dei creduloni!”
Opposta a quella di tutti i presenti la valutazione di P. Civerra: “Poiché la visione di Debora parla di una grande fiamma che avvolge le fiale, è logico che esse siano in quello stato. Però i sigilli al mio barattolo sono intatti,
quindi questa è per me una conferma ed una vittoria: “Oculos habent et non videbunt”.

P. Civerra: Grazie a Dio, gli occhi hanno visto molto bene ed erano non solo due ma più di trenta o quaranta (quando sono stati controllati i sigilli prima e dopo) Sapevamo molto bene con quale Comitato dovevamo cimentarci .
E’ stato sincero nel dire che per me è stata ancora più grande la vittoria, perché lui ha parlato di fusione e le fusioni avvengono con il fuoco e il fuoco avrebbe dovuto bruciare, accartocciare la plastica trasparente che teneva legate le fiale. Rimane il mistero anche per me della 8ª fiala che è sparita! Aspettiamo con pazienza.

Nella Rivelazione di Debora a questo proposito il Signore aveva detto: “Il Fuoco dello Spirito brucia nelle boccette. Queste come se si aprissero alla fiamma, venivano ricolmate di gocce limpide come brillanti”
Il CICAP non doveva parlare di “smascheramenti” di “inganni” di “ciarlatanerie”. Se voleva pigliarsela con qualcuno se la doveva pigliare con me. Debora non c’entrava per niente.

Padre Giuseppe Civerra, sacerdote Dehoniano del Sacro Cuore

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