La Vergine Maria ci chiama alla conversione: l’ascolteremo?

[…]La Vergine immacolata, mai sfiorata dal peccato, si manifesta a una fanciulla innocente, in una società, che non ha affatto coscienza dei mali che la divorano, che copre le sue miserie e le sue ingiustizie con apparenze di prosperità, di splendore e di spensieratezza. In materna comprensione, ella volge uno sguardo su questo mondo riscattato dal sangue del Figlio suo, dove, purtroppo, il peccato ogni giorno accumula tante stragi, ed ella, per tre volte, lancia il suo vibrante richiamo: «Penitenza, penitenza, penitenza!». Chiede inoltre atti significativi: «Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori». E agli atti occorre aggiungere la preghiera: “Pregherete Dio per i peccatori». Come al tempo di Giovanni Battista, come all’inizio del ministero di Gesù, lo stesso invito, forte e perentorio, indica agli uomini la via del ritorno a Dio: «Pentitevi» (Mt 3, 2; 4,17). Chi oserebbe dire che questo appello alla conversione del cuore abbia perduto nei giorni nostri qualche cosa della sua efficacia?
E la Madre di Dio potrebbe forse avvicinarsi ai suoi figli se non quale messaggera di perdono e di speranza? 

Già l’acqua scorre ai suoi piedi: «O voi tutti che siete assetati, venite alle acque e attingerete dal Signore la salvezza»,(18) a questa sorgente, dove Bernardetta per prima è andata docilmente a bere e a lavarsi, affluiranno tutte le miserie dell’anima e del corpo. «Ci sono andato, mi sono lavato e ho visto» (Gv 9,11) potrà rispondere ora, con il cieco del vangelo, il pellegrino riconoscente. Ma, come per le folle che si stringevano intorno a Gesù, la guarigione delle piaghe fisiche ripete, insieme con un gesto di misericordia, il segno del potere che ha il Figlio dell’Uomo di rimettere i peccati (cf. Mc 2,10). Presso la grotta benedetta, in nome del suo Figlio divino, la Vergine ci chiama alla conversione del cuore e alla speranza del perdono. L’ascolteremo?[…]

Ma la sola conversione individuale del pellegrino, sebbene sia la cosa principale, non sarebbe sufficiente. […]

Ora il mondo, che ai nostri giorni offre tanti giusti motivi di legittimo orgoglio e di sicurezza, conosce anche una terribile tentazione di materialismo, frequentemente denunciata dai Nostri predecessori e da Noi stessi. Questo materialismo non si trova solamente nella condannata filosofia che regge la politica e l’economia di una parte dell’umanità; esso imperversa pure nell’amore al denaro, le cui rovine si allargano secondo le dimensioni delle moderne intraprese, e che purtroppo è lo stimolo determinante di tante deliberazioni che pesano sulla vita dei popoli; si esprime nel culto del corpo, nell’eccessiva ricerca dei comodi e nel rifuggire da ogni austerità di vita; spinge al disprezzo della vita umana fino a distruggerla prima che abbia visto la luce; si manifesta nella ricerca sfrenata del piacere, che si esibisce senza pudore e tenta anche di sedurre, con le letture e gli spettacoli, le anime ancora pure; si palesa nel disinteresse per il fratello, nell’egoismo che lo opprime, nell’ingiustizia che lo priva dei suoi diritti; in una parola, in quel concetto della vita che tutto regola solo in funzione della prosperità materiale e delle soddisfazioni terrene. «Anima mia, diceva un ricco, tu hai messo da parte una quantità di beni per moltissimi anni: riposati; mangia, bevi, dàtti bel tempo. Ma Dio gli disse: Stolto, in questa stessa notte ti sarà richiesta l’anima tua» (Lc 12,19-20).

A una società che, nella vita pubblica, sovente contesta i diritti supremi di Dio; che vorrebbe guadagnare l’universo a prezzo della sua anima precipitando così verso la propria rovina, la Madre santissima ha lanciato un grido di allarme. Docili al suo richiamo, i sacerdoti siano coraggiosi nel predicare a tutti senza timore le grandi verità della salvezza. Non vi è infatti durevole rinnovamento se non è fondato sugli intangibili principi della fede, e spetta ai sacerdoti di formare la coscienza del popolo cristiano. Come l’Immacolata, che, mossa a pietà delle nostre miserie e chiaramente conoscendo i nostri veri bisogni, viene agli uomini per ricordare loro i gradi essenziali e austeri della conversione religiosa, così i ministri della parola di Dio debbono, con soprannaturale fermezza, indicare alle anime lo stretto cammino che porta alla vita (cf. Mt 7,14). Lo faranno senza dimenticare lo spirito di dolcezza e di pazienza a cui debbono risalire (cf. Lc 9,55), ma senza nascondere nulla delle esigenze dell’evangelo. Alla scuola di Maria essi impareranno a non vivere che per dare Gesù al mondo, ma, se pur occorre, anche ad attendere con fede l’ora di Gesù e a restare ai piedi della croce.

Accanto ai propri sacerdoti, i fedeli devono collaborare in quest’ardore di rinnovamento. Chi dunque non potrà fare ancora di più per la causa di Dio, là dove la Provvidenza lo ha collocato? Il Nostro pensiero si volge dapprima alla moltitudine di anime consacrate, che, nella chiesa, attendono a innumerevoli opere di bene. I loro voti religiosi le impegnano più di altri a lottare vittoriosamente, sotto l’egida di Maria, contro il dilagare nel mondo delle smodate cupidigie di indipendenza, di ricchezza e di godimenti; perciò, alla voce dell’Immacolata, esse si opporranno all’offensiva del male con le armi della preghiera e della penitenza e con le vittorie della carità. Il Nostro pensiero va, del pari, alle famiglie cristiane, per scongiurarle di rimanere fedeli alla loro insostituibile missione nella società. Si consacrino esse, in questo anno giubilare, al cuore immacolato di Maria! Tale atto di fede sarà per gli sposi un aiuto spirituale prezioso per l’adempimento dei doveri della castità e della fedeltà coniugali; manterrà nella sua purezza l’aura del focolare in cui crescono i piccoli; più ancora, farà della famiglia, rinfrancata dalla devozione mariana, una cellula vivente per la trasformazione sociale e per la conquista apostolica. Senza dubbio, al di là della cerchia familiare, i rapporti professionali e civili presentano ai cristiani, ansiosi di lavorare per il rinnovamento della società, un vasto campo di azione. Adunati ai piedi della Vergine santa, pronti alle sue esortazioni, dapprima essi considereranno se medesimi con occhio esigente per sradicare dalla propria coscienza i falsi giudizi e le reazioni egoistiche, paventando la menzogna di un amore di Dio che non si traduca in amore effettivo per i propri fratelli (cf. 1Gv 4,20). Cercheranno poi, cristiani di ogni classe e di tutte le nazioni, di convergere tutti nella verità e nella carità, di dissipare incomprensioni e sospetti. Sicuramente, il peso delle strutture sociali e delle pressioni economiche che grava sulla buona volontà degli uomini è enorme e spesso la paralizza. Ma, se è vero, come i Nostri predecessori e Noi stessi abbiamo insistentemente sottolineato, che la questione della pace sociale e politica nell’uomo è prima di tutto una questione morale, nessuna riforma è fruttuosa, nessun accordo è stabile senza un mutamento e una purificazione dei cuori. […]

Ora, se Maria, nella sua sollecitudine materna, si rivolge con speciale predilezione verso alcuni suoi figli, non è forse verso gli umili, i poveri e i malati, coloro che Gesù ha tanto amato? «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28) sembra che ella ripeta col suo divin Figlio. Andate a lei, voi, che, senza alcuna difesa dai rigori della vita e dall’indifferenza degli uomini, siete oppressi dalla miseria materiale; andate a lei, voi che siete colpiti dai dolori e dalle prove morali; andate a lei, cari malati e infermi, che a Lourdes siete ricevuti e onorati quali membra sofferenti di nostro Signore; andate a lei e abbiate la pace del cuore, la forza per il dovere quotidiano, la gioia del sacrificio bene offerto. La Vergine Immacolata, che conosce i segreti sentieri della grazia nelle anime e il lavorìo silenzioso di questo lievito soprannaturale del mondo, sa quale valore hanno agli occhi di Dio le vostre sofferenze unite a quelle del Salvatore. Esse possono notevolmente giovare, non ne dubitiamo, a quel rinnovamento cristiano della società, che Noi imploriamo da Dio grazie alla potente intercessione della Madre sua. Voglia poi Maria, ascoltando la preghiera dei malati, degli umili, di tutti i pellegrini di Lourdes, volgere il suo occhio materno a coloro che si trovano tuttora fuori dell’ovile della chiesa, per raccoglierli nell’unità! Guardi benigna quanti vanno alla ricerca e sono assetati di verità, per condurli alla sorgente delle acque vive! Vivifichi infine, con la sua tenerezza, gli immensi continenti e i vasti agglomerati umani dove Cristo Signore è purtroppo così poco conosciuto e amato; e ottenga alla chiesa la libertà e la gioia di rispondere in ogni dove, sempre giovane, santa e apostolica, all’attesa degli uomini!

«Volete avere la bontà di venire …», diceva la Vergine santa a Bernardetta. Questo invito affabile, che non comanda, che si rivolge al cuore e sollecita con delicatezza una risposta libera e generosa, è nuovamente proposto dalla Madre di Dio ai suoi figli di Francia e del mondo. Senza imporsi, ella insiste a che essi riformino se medesimi e si adoperino, con tutte le forze, alla salvezza del mondo. I cristiani non rimarranno inerti a tale richiamo; andranno a Maria. A ciascuno di essi, al termine di questa lettera, Noi vorremmo dire con san Bernardo: «Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. … Seguendo lei non ti smarrisci, pregando lei non ti disperi, pensando a lei non sbagli. Se lei ti tiene, non cadi; se lei ti protegge, non temi; se lei ti guida, non ti stanchi; se lei ti dà il suo favore, tu arrivi al tuo fine …».(20)

Noi abbiamo fiducia, diletti figli e venerabili fratelli, che Maria esaudirà la vostra e la Nostra preghiera. […]. Invitandovi a cantare a Dio, insieme con la Vergine immacolata, il “Magnificat” della vostra riconoscenza, Noi invochiamo su di voi, su tutti coloro che hanno la responsabilità delle celebrazioni del centenario, la più larga effusione di grazie, in pegno delle quali vi impartiamo, dal profondo del cuore, con costante e paterna benevolenza, la benedizione apostolica.

Pio XII

Roma, presso San Pietro, nella festa della Visitazione di Maria santissima,

il 2 luglio dell’anno 1957, diciannovesimo anno del Nostro pontificato.

http://it.lourdes-france.org/

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