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A che punto è il nostro rapporto con Gesù Eucaristia?

Frequentemente negli scritti in cui Debora ci rende partecipi della sua esperienza mistica (per lo più assai dolorosa) e dei suoi limpidi e sublimi colloqui con il Cielo, incontriamo l’invito a vivere con ritrovato e intenso fervore la nostra devozione a Gesù Eucaristia.

      Per devozione non si allude certo a qualche formula particolare di preghiera in più, ma ad uscire da noi stessi per abbandonarci pienamente all’Amore e al Volere di Dio; è un “sacrificarci” continuamente con Gesù e per i Suoi progetti, tenendoLo sempre di vista nelle nostre attività, affinché benevolmente Lui ci assorba nel Suo Eterno ed Unico Sacrificio che si compie sull’Altare e continua nel Tabernacolo.

L’Eucaristia non è un insieme di riti e simboli pur sacrosanti; è una Persona viva e operante: è Gesù, l’Uomo-Dio.

 

Leggendo, con “intelletto d’amore”, quanto Gesù confida a Debora, si rivela al nostro spirito un Gesù che è Dio infinito, ma che è pure il Crocifisso ancora ansante e sanguinante del Calvario e che “ci chiede” seria attenzione e amorosa partecipazione al Suo Sacrificio perpetuo. La Pasqua non ha cancellato il Venerdì Santo e le Sante Piaghe contemplate e toccate dagli Apostoli, non erano un optional o un puro segno di riconoscimento; ancora oggi Gli dolgono, forse ancor più di allora nel Suo vivere quella atroce Passione nel Suo Corpo Mistico che è la Chiesa, che è tutta l’umanità peccatrice e sofferente che Lui si ostina a voler salvare.

Ci sono alcune pagine sulla Santa Eucaristia che possono essere fraintese da chi ha dimenticato che Gesù è Dio-con-noi, ma non è uno di noi: infatti non è un uomo che si è “accorto” di essere Figlio di Dio, come per investitura. Gesù è Dio, l’Unico indivisibile Dio (con il Padre e lo Spirito Santo) che per la nostra salvezza si è degnato di assumere una carne mortale, ma che è rimasto Dio.

      Sembra invece che, in troppi casi, la pur lodevole confidenza in Lui, abbia fatto perdere la … riverenza; e che la mentalità delle Chiese separate di Occidente abbia oscurato la limpidità della Fede Cattolica.

Attraverso lievi, ma progressive modifiche nella liturgia e nelle consuetudini che si stanno instaurando e incoraggiando nel povero popolo di Dio, si nota un costante peggioramento, quantitativo e forse pure qualitativo, nel culto a Gesù Eucaristico. Non sono le espressioni esterne che fanno la fede, ma sono quelle che la manifestano, sia da parte dei laici, sia con ancor maggiore responsabilità da parte dei Ministri di Dio. Stiamo vivendo un periodo di pauroso decadimento nella fede e non bastano alcuni episodi consolanti a far dimenticare il progressivo collasso.

Una domanda: è timore infondato che nel cuore dei fedeli si stiano inoculando le “tossine” di un sempre più freddo culto Eucaristico, fino a trasformare in un ricordo, in un segno che “ci rappresenta” nostro Signore Gesù? Perché allora nell’architettura delle chiese si privilegia l’altare come punto centrale?

Ma l’altare, di legno o di marmo o di bronzo, è sempre un oggetto, anche se dal forte valore simbolico; e una cosa non vale mai quanto una persona, ancor più se questa Persona è Dio, l’Uomo Dio che presso l’altare è il vero, eterno Sacerdote, e sull’altare è la Vittima Santa ed Immacolata.

È bene ridare importanza alla poltrona di chi celebra o presiede la concelebrazione eucaristica e dare importanza anche al leggìo, a tutto l’ambone (il vecchio pulpito); ma, per carità, non riduciamo spazio, posizione e ornamento al Santo Tabernacolo ove vive Nostro Signore Gesù! Quanto indigesta mi è l’espressione nuova di “Riserva” che fa pensare a cose utili di cui è meglio conservare la scorta. Povero Gesù, non solo nel presepio come Ti canta Sant’Alfonso, ma ancor più nel Tabernacolo Santo, dobbiamo constatare: “O Dio Beato! Ah, quanto ti costò l’averci amato!”.

Quante volte ho fatto l’esperienza, e non solo all’estero, di vedermi interrogato da brava gente che, in chiese anche parrocchiali, mi domandava dove fosse il Santo Tabernacolo. Che la Santa Eucaristia sia il più grande tesoro – è Dio Stesso che si fa nostro Padre, Fratello, Figlio per vivere con noi! – sono orgoglioso di crederlo, ma sono meno entusiasta nel constatare che in alcune chiese, per scovare la Sua Presenza Sacramentale, si debba fare una specie di “caccia al tesoro”.

E come si dà la precedenza architettonica ad un altare, che pur rimane “una cosa” materiale, anche se simbolo prezioso, così si dà precedenza alla Bibbia, che pure è “una cosa”, un libro composto da mente umana, con tutti i limiti legati ai compositori, agli ambienti in cui vissero, ecc., anche se quel Libro è Scrittura Sacra perché ispirata dallo Spirito Santo.

Si è fatta eccessiva confusione, fino ad identificarle nella pratica, tra il Verbo, la Parola di Dio che è la Seconda Persona della Santissima Trinità che si fa Uomo, e le tante parole di Dio ufficialmente accettate, dal Libro della Genesi all’Apocalisse.

Una domanda: furono tutti degli sprovveduti quei Papi e Vescovi, quei Sacerdoti, tra cui fiori di Santi che dissuadevano (fino in certi casi a proibirlo) dall’accostarsi individualmente alla lettura della Bibbia?

Qualche linguaccia mi ha detto che ha fatto molto più presa la lettura, ad esempio, della Storia Sacra scritta da San Giovanni Bosco per i suoi giovani, che non leggersi accanitamente il Libro dei Numeri e del Levitico, ecc.

Ho timore di essere scivolato in una vena di ingenua polemica.

Sono, al contrario, così limpide e rispettose le parole di Debora e ancor più ricche, positive e luminose quelle che trascrive nei colloqui frequenti con Gesù e con la Mamma del Cielo.

Forse sarà meglio accostarci con rispettoso amore a quel dono di grazia che pure queste pagine offrono a chi liberamente vuol credere.

Sulla vera devozione alla Santa Eucaristia e su altri punti chiave della nostra fede e del nostro vivere quotidiano, Gesù e Maria, ci apriranno il loro Cuore e ci faranno da pazienti Maestri.

Melegnano, 1 Novembre 1997, festa di tutti i Santi.

DON RENZO DEL FANTE